giovedì 20 giugno 2013

Dall'ordine al caos...

Come esprimere diversamente l’impressione provocata dal passaggio da Shanghai a Bombay?
Da un lato l’effetto di un controllo totale da parte di una dittatura che sta pianificando nei minimi dettagli la vita dei propri sudditi, dall’altro una società democratica ma assolutamente eterogenea, piena di contraddizioni e dove tutto appare assolutamente illogico e apparentemente ingovernabile.
E’ probabile che il mio racconto di Bombay vi lascerà insoddisfatti. Certo il tempo libero qui sarà pochissimo ma non è l’unica ragione.
Naturalmente ci sono fatti che tutti conosciamo, come per esempio il fatto che il 50% dei suoi 20 milioni di abitanti vive in baraccopoli o addirittura senza un tetto, oppure delle vacche per le strade. Ma un conto è saperlo o aver visto qualche servizio in televisione, un conto è esserci dentro. Anche perché le baraccopoli non sono dislocate in una lontana periferia, sono ovunque. 
Lo shock maggiore è quello del totale stravolgimento della propria area di comfort che è fatta della percezione di sicurezza personale, di igiene, di separazione da ciò che per noi può essere disgustoso o eccessivamente toccante, dall’aspettativa di una logica con la quale le cose sono organizzate. Aver fatto il servizio militare certamente mi aiuta perché anche questa è una situazione in cui ti trovi catapultato in un ambiente diverso da quello che hai frequentato nella tua regione, nella tua classe sociale. Ma qui si va oltre.

Il taxista che mi prende all’aeroporto, pur essendo a corsa prepagata, se la prende comoda. Si ferma prima a fare benzina in un fatiscente distributore a gas. I bambini che aiutano alle pompe giocano a spruzzarsi il gas come se fossero fucili ad acqua. Il distributore è totalmente caotico perché, per qualche strana ragione, è stata prevista una strada di accesso alle pompe ma non una di uscita, quindi le auto devono fare tutte marcia indietro per uscire. Poi si ferma a gonfiare le gomme e siamo assaliti da ragazzini mendicanti. Ripartiamo dopo un’attesa di parecchi minuti, il taxi sembra debba cadere a pezzi da un momento all’altro.
Sulla strada un’interminabile distesa di baracche, officine a cielo aperto, animali. Ma rischierei di essere banale in queste descrizioni.
Il mio albergo è in Dadar Est. Una zona piuttosto centrale e rappresenta la Mumbai più tipica. Le strade sono affollate di gente che transita dalla vicina stazione ferroviaria e brulicano di auto, taxi e baby taxi a tre ruote (molto simili ad Ape Piaggio). Piccoli trasandati negozietti che vendono di tutto.
Nonostante siamo in pieno periodo dei monsoni, sono fortunato. Le piogge sono state continue nelle scorse settimane ma ora qualche goccia ogni tanto. Il caldo è più sopportabile di quello di Shanghai.

L’hotel non è certamente una scelta azzeccata ma rappresenta una buona media di un hotel per viaggiatori indiani. Non penso ci siano altri stranieri oltre a me. Quelli sono tutti altrove, in zone più tranquille e separate.
Ad ogni fatiscente piano c’è un tavolino con una guardia giurata. Sono dappertutto qui a Bombay, soprattutto dopo gli attentati terroristici del 2008.La cosa non è che ti faccia sentire meglio.
Però qui almeno c'è una wi-fi che funziona bene e non ci sono censure.
Sono stravolto dal viaggio, doccia e a letto. Domani un altro giorno.

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