Un lettore del blog mi ha chiesto perché pensassi che lo spirito del negozio Endossa fosse più vicino a quello del Brasile che avevo fino ad ora conosciuto.
Per spiegarvelo esco presto dal mio albergo, verso le 7.30, fa ancora fresco e soprattutto le strade sono completamente libere dalle auto; il che mi consente di sostare in mezzo alle vie, inginocchiarmi, quasi sdraiarmi per trovare la migliore inquadratura senza correre il rischio essere investito.
Percorro poco più di 500 metri, in una direzione del tutto casuale, perché il mio scopo è proprio di farvi capire. A occhio e croce dovrei aver coperto un decimo di chilometro quadrato.
Scatto le foto dei murales più belli e poi, tornato in albergo, li ricompongo nell'immagine che vedete, nell'ordine in cui li ho incontrati.
Ora, pensando che Sao Paulo ha una superficie di 7944 chilometri quadrati, moltiplicate per settantanovemilaquattrocentoquaranta volte questa immagine. Oppure, se preferite, pensate al numero di muri, di saracinesche di negozi, di cabine elettriche, di cessi pubblici, di piloni delle sopraelevate che questa città possa avere e pensate che in ognuno di questi spazi un anonimo o quasi-anonimo artista ha dipinto qualcosa.
Ed è per questo che qualche decina di opere esposte al museo di arte moderna mi sembrano poca cosa per esprimere la cultura di questo popolo.
Sebbene i vari governi centrali abbiano molte volte tentato di celebrare o rappresentare il Brasile attraverso costose opere pubbliche, i brasiliani resteranno probabilmente un popolo di individualisti, ciascuno dei quali cerca al meglio che può di farsi i cazzi suoi.

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