lunedì 4 maggio 2015

Felicidade o Saudade?


Un posto spennaturisti ad Olinda, i due ragazzi fanno un piccolo spettacolo danzante, che si ispira al carnevale, molto sentito qui nel Pernambuco. La ragazzina è tutta sorrisi e sprizza felicità, i miei compagni di gita scattano e filmano.
Lo spettacolo finisce e il gruppo di turisti si butta nei negozi di souvenir intorno al patio. La ragazza si accascia sulla panchina, come un piccolo Pierrot disarticolato e abbandonato in una soffitta. Sul suo volto mi appare una grande tristezza.

Il Rivotril è diventato qui in Brasile una vera piaga sociale. Me ne accenna Rodrigo, un ragazzo di Sao Paulo con cui avevo conversato la settimana scorsa, in un posto molto fico, una vecchia villa coloniale diventata un locale, una band di jazz stile Charlie Parker di sottofondo. Alcuni psichiatri lo prescrivono con troppa facilità, altri sono disperati nel tentativo di far superare la dipendenza ai propri pazienti.
Clonazepam, un derivato benzodiazepinico con effetti ansiolitici e sedativi.
All'inizio penso sia un problema di Sau Paulo, città non delle più rilassanti, ma poi mi documento e scopro che in una ricerca è emerso che il 20% degli abitanti di 11 città dello stato Minas Gerais, a nord di Sao Paulo, sono risultati dipendenti da Rivotril, una persona su cinque, ci pensate?

Ed ecco il quarto stereotipo. O meglio il quarto e quinto messi assieme, come due facce della stessa medaglia. "I brasiliani sono un popolo di gente sempre felice". Oppure è Saudade?
Confesso che trovo le maschere del carnevale nel piccolo museo di Recife un po' inquietanti. Forse sono io strano, non ho mai trovato il carnevale particolarmente allegro.

Ma c'è una cosa che mi fa pensare: i brasiliani emigrati tornano quasi sempre in Brasile; a differenza di altri popoli,  non creano grandi comunità radicate in altri stati ma appena possono se ne tornano a casa. La sorella di Ilton, che stava facendo carriera a Londra ma ha rinunciato per tornare a Porto Alegre, la cameriera del ristorante in cui mangio una deliziosa aragosta ieri sera. Parla un inglese perfetto: "Ho vissuto a Londra per 3 anni, avevo un buon lavoro, ma poi non c'è l'ho fatta più: mi mancava il caldo, il cibo, tutto". Ora apre e chiude la porta del ristorante, ma mi sembra contenta, aspetta un bambino.
Non so se sia felicidade o saudade ma c'è qualcosa che lega la gente a questo posto.










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