venerdì 1 maggio 2015

Lasciando Sao Paulo

Sulla via dell'aeroporto cerco di intrattenere un po' di conversazione con il tassista Edson; qui in Brasile quasi nessuno parla una parola di inglese, ci si esprime mischiando qualche parola di portoghese, spagnolo e italiano.
Parliamo di quanto è simpatica Catalina, che Edson ha portato all'aereo il giorno prima. Appena se ne fa cenno si comincia a sorridere. Catalina lascia sempre il segno ovunque vada e chiunque conosca, la sua allegria è contagiosa. Due sere fa, conversando in un locale Jazz, scherzavo sul fatto che si potrebbe inviarla in missione sul fronte dell'ISIS. Sono convinto che dopo un paio di settimane si intravvederebbero delle crepe nel muro dell'integralismo, comincerebbero a filtrare dichiarazioni rilassanti che ammettono che insomma, sì, forse l'abbiamo messa giù un po' dura, che in fondo la vita va presa con un sorriso.

Un elicottero ci passa sopra la testa, un rumore che mi è stato familiare in questi giorni perché non so se sapete che Sao Paulo detiene il record del numero di elicotteri nel mondo. Sono ben 500 con 700 voli al giorno. Il traffico è talmente pessimo che ogni azienda che si rispetti ha un'elisuperficie sul tetto e l'elicottero viene utilizzato dai dirigenti come una specie di limousine.
Un'altro rumore che mi rimarrà nei ricordi è quello che ogni mattina ho sentito dal soffitto della mia camera di albergo. Mi sembrava una specie di levigatrice e mi chiedevo cosa mai facessero tutte le mattine. E invece era il rumore dello spremifrutta che veniva incessantemente usato per preparare i succhi per la colazione. Un rumore che si sente in continuazione in ogni locale, ad ogni angolo di strada. I sucos qui sono decine e di tutti i tipi.

La difficoltà linguistica ha fatto presto estinguere la conversazione con Edson e allora apro il  mio Kindle immergendomi nella lettura riguardo alla mia prossima città: Recife. So già che sarà molto diversa.



Nessun commento:

Posta un commento